Il Csm non decide su Bruti. Renzi statalista? Occhio al Jobs Act

22 AGO 20
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Al direttore - Il decreto sul contratto a tempo indeterminato di nuovo conio sarebbe dovuto entrare in vigore il primo marzo. Molte imprese, che si erano attivate per assumere (con un occhio attento anche al robusto incentivo previsto per un triennio), si interrogano su come procedere, perché al provvedimento manca ancora la firma del capo dello stato. Poi bisogna attendere la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Si tratta di un deplorevole ritardo oppure di un gesto di riguardo del Quirinale nei confronti della sinistra dem?
Giuliano Cazzola
Direi semplicemente ritardo. Anche se i ritardi cominciano a essere un po’. Chiedere per credere ai giornalisti che lavorano negli uffici stampa e non possono essere assunti perché l’Inpgi non ha ancora recepito la norma. Ahi ahi.
Al direttore - Nel Suo editoriale sul Foglio di lunedì scorso nel quale Ella solleva cruciali questioni di politica industriale – utilizzando queste due parole spesso bandite, evidentemente senza temere e a ragione che coincidano con dirigismo o supergestione pubblica – si chiede, tra l’altro, se Renzi vorrà utilizzare lo stato per salvare aziende che possono rinascere e che sarebbe una follia far morire. Ricordo che, dopo gli choc petroliferi degli anni Settanta del ’900 e le numerose turbolenze economico-finanziarie di quel tempo, fu approvata una legge sulla ristrutturazione e riconversione industriale. Non si optò per misure slegate e parziali. Del pari, oggi vi sarebbe l’esigenza di un intervento organico, non del tipo “disiecta membra”, compatibile con le norme comunitarie, ma pur sempre possibile con lo stato promotore, ma anche parte in una situazione di “par condicio” sul mercato. Quanto alla Cassa depositi e prestiti, Ella giustamente ne vede il ruolo fondamentale in un programma di politica industriale. La “comprensibile crisi di identità (Iri o non Iri?)” che essa vive va superata, a mio avviso, non a opera della stessa Cassa, bensì del governo e del Parlamento che dovrebbero cominciare con il definirne la natura giuridica: problema esistente dagli iniziali anni del trascorso decennio, ma accresciutosi dopo che la partecipata Sace è stata ammessa a svolgere anche attività bancaria. Poi, superando lunghi ritardi, andrebbe precisato con chiarezza e organicità il mandato, fissata la missione.
Angelo De Mattia
Bel tema. Ne parla oggi sempre sul Foglio Yoram Gutgeld, consigliere economico di Renzi. Né statalisti né liberisti: dirigismo creativo, diciamo.
Al direttore - La domandina è semplice. Il Csm, sia pure in via cautelare, ha deciso su Robledo trasferendolo a Torino, accelerando improvvisamente dopo aver tergiversato per 10 mesi. Ma su Bruti Liberati che per “colpevole dimenticanza” (parole sue) lasciò nel cassetto il fascicolo sulla Sea che lambiva l’allora neonata giunta di centrosinistra (ottobre 2011) l’organo di “autogoverno” dei magistrati quando pensa di decidere? Il pg della Cassazione Ciani, ora in pensione, dopo aver proposto il trasferimento di Robledo aveva emesso un comunicato ufficiale per dire: “Per il resto l’istruttoria prosegue…”. Il resto dov’è? E’ andato in pensione con Ciani? Non si conoscono i tempi del procedimento disciplinare su Bruti che tra pochi mesi (31 dicembre) andrà in pensione. E nemmeno quelli del procedimento di merito relativo a Robledo. E’, nel caso dell’ormai ex procuratore aggiunto, come mettere in galera un indagato e non fissare la data del processo. Il Csm aspetta che le sezioni civili della Cassazione decidano, è questione di mesi, sul ricorso contro il trasferimento? E per quanto riguarda Bruti si aspetta cosa? Che arrivi il momento della pensione? O un fascicolo nel cassetto per sei mesi (ottobre 2011 marzo 2012) è ritenuto da lor signori giudici dei giudici meno grave delle informazioni che l’avvocato Aiello afferma di aver appreso dai giornalisti e su internet? Quindi bisogna pensare che l’intero affaire non è da ascrivere solo a due pesi e due misure ma perfino a una tempistica diversa che rischia fortemente di sfociare nel mai? Insomma, il Csm non vuole fare chiarezza su una vicenda che, per chi vuol capire, ha danneggiato l’immagine della magistratura, in misura di molto superiore all’attività dell’imputato più eccellente di tutti? Bruti si sa ha un potere che va molto al di là della sua persona e della sua corrente (Md), il capo dello stato uscente Napolitano fece fuoco e fiamme per proteggerlo. Era stato designato a capo della procura di Milano quasi all’unanimità e ovvio su input di re Giorgio. Da politico consumato ha garantito un po’ tutte le parti. Finora è andata così. Ora cambierà qualcosa?
Frank Cimini